Relitto Ashanti Palm

L’Ashanti Palm è affondato il 18 Novembre del 1962 a causa di una mareggiata. Era partito da Genova ed era diretto a Port Harcourt in Nigeria, era una nave mercantile a vapore e trasportava merci tra cui oggetti orientali.

Questo relitto era lungo 220 metri si è spaccato in tre sezioni, ha una profondità media di 24 metri e giace tra i frangiflutti del Molo San Vincenzo. Si trova ad una profondità di circa 30 metri, la nave si distingue molto bene, la parte prodiera, una grossa bitta, una cima ancora disposta sul pontile a spirale, la lunga scaletta e una grossa ancora di rispetto visibile in tutta la sua bellezza.

Mi prende la solita frenesia e non vedo l’ora di scendere giù, afferro la cima con la mano e discendo… nel durante l’acqua diventa molto scura, mi addentro nel buio che sembra avvolgermi, ma non ho timore, ne ansia, ne paura… mi sento a mio agio perchè Ciro mi ha fatto un briefing dettagliato di cosa avrei visto… dopo i 15 metri la visibilità si apre mi sembra di vedere qualcosa… già vedo il fondo …possibile?

Mi fermo ad aspettare gli altri che discendono più lentamente, ne approfitto per guardarmi intorno… mi giro verso destra e come un fulmine a ciel sereno vedo il relitto in tutto il suo misticismo, Dio che emozione, i pensieri mi assalgono pensando da quanto tempo questo relitto è qui, immerso, (sessant’anni) e tanta vita marina gli gira intorno e tante altre sono attecchite su di esso: crinoidi, nudibranchi, ricci matita, una rete abbandonata ti fa capire che la pesca viene effettuata anche qui.

Il contesto è molto scenico, mi aggiro intorno al relitto, osservando la scena per cercare spunti fotografici e distinguere le parti della nave, mentre sistemo il mio assetto per restare ferma, immobile, mentre scatto la suggestione mi prende a tratti, quanto è strana e imprevedibile la mente umana, o forse sono solo le emozioni del momento, sembra che il relitto mi parli, sembra fatto di anima, faccio appello a tutte le mie forze per cercare di imprimere o per meglio dire, trasferire queste sensazioni nello scatto, marchiarle nel fotogramma, attraverso la posizione delle luci, cerco di creare zone d’ombra e di luci, ma sono perfettamente consapevole di dove mio trovo, se spegnessi tutto, mi troverei nel buio, scatto tanto e quello che vedo mi piace a tal punto che rabbrividisco per l emozione.

I pesci accorrono quasi esortati dalle mie emozioni e mi creano tanto dinamismo in queste foto, di certo non è facile fotografare in questo contesto, devi stare a debita distanza dalle lamiere, e spesso devi guardarti intorno e capire bene come posizionarti per evitare di fare danni al relitto e a te stesso o alla tua attrezzatura….

Continuo il mi giro esplorativo, attorno a questa meraviglia sommersa, non è consentita la penetrazione, perchè è pericoloso, le bolle potrebbero far staccare il sedimento e in un attimo saresti avvolto dalla sospensione, anche sul fondale è opportuno non avvicinarsi troppo, tenersi staccati un paio di metri è un’ ottima prerogativa.

Distinguo la fumarola e una torretta, sono avvolte entrambe dal buio sarà un’impresa riuscire a dargli vita con la luce soprattutto perchè ho un solo flash e una lampada, ma per fortuna o per eccesso di caparbietà riesco nell’intento.

Immergersi su un relitto è come fare un tuffo nella storia, è emozionante, formativo, intenso, contemplativo e molto spirituale.

Come sempre ringrazio i miei compagni d’avventura: Ciro e Paolo,  la combriccola tra cui Lorenzo, Giorgio e Fabio,  il fantastico assistente di superficie Michele che mi lascia libera nella mia vestizione …ahahha.

Se volete fare immersioni su questo relitto o scoprire i siti sommersi presenti al banco di San Giovanni, potete compilare il form per ricevere il programma delle immersioni via e-mail.