Banco di Chiaia

Era da tanto tempo che non mi immergevo con il profilo tecnico, finalmente ne ho avuto l’occasione effettuando la mia prima immersione su questo sito denominato: Banco di Chiaia.

In superficie ci assiste ed aiuta il nostro Caterpillar, Vincenzo, dopo un briefing dettagliato da parte di Paolo cominciamo a vestirci e uno di fronte all’altro effettuiamo il check dive a chiamata, lui ha un bibo 10+10 con S80 Ean 50 e un bombolino puro, io un mono da 18 LT con S80 Ean 50.
Per entrambi non manca l’ attrezzatura fotografica.
Siamo pronti entriamo in acqua check bubble e con mare calmo, giornata di sole calda e splendida con la vista di Posillipo e tutto il centro di Napoli, una delizia.

La discesa è sulla cima della ancora, unico riferimento che ci porterà su un cappello molto ampio che si trova a 45 metri e sulle soglie, le pareti discendono a strapiombo in verticale fino a 70 metri. Ma il mio limite di profondità  è questo cappello che si presenta davanti ai miei occhi superati i 35 metri di discesa, la visibilità si apre e mostra un blu mare unito ai meravigliosi colori presenti su questo banco, il giallo predomina la scena, infinite spugne gialle sembrano sorgere dalla roccia, l’emozione si impossessa sei miei sensi, inebriando la mia mente, sono felice e mi sento in estasi. Passo i primi sei minuti ad osservare questa meravigliosa scena cercando di identificare le mie situazioni di composizione fotografica.

Un banco di Anthias avvolge come una nuvola rosa l’enorme cappello, appena accendo il mio faretto tutti accorrono creando una scena molto dinamica attorno a queste bellissime spugne, scorfanotti e ricci matita a bizzeffe…

 

Trentacinque minuti di fondo passano in poco tempo, l’aria a queste profondità è decisamente più densa ad ogni respiro e continuo ad essere satura di emozione che non mi abbandona per tutto il resto della giornata.
Ci stacchiamo dal fondo dopo i segnali di rito, ci aspetta la lunga fase di decompressione ma la mente continua a rilasciare le sensazioni provate durante il fantastico giro effettuato li sotto. Immersi in un’atmosfera unica, sembrava di essere non solo in un altro mondo ma in un altra dimensione, pochissimi siti sommersi fanno quest’effetto. Un sito fantastico, davvero unico, emozionante, impegnativo ma decisamente caratteristico e privilegiato.

Pochi scatti che non racchiudono tutta la bellezza di questo sito, ma quanto prima ci ritorneremo.Per l’esplorazione di questo sito è previsto il brevetto tecnico, l’abilitazione all’uso dell’ossigeno.

Ritorno su questo sito a distanza di 3 giorni, sono rimasta troppo colpita dalla particolarità di questo sito che ha delle vere e proprie meraviglie sommerse dal grande impatto biologico.

Stavolta cambio obiettivo e decido di scendere con un’intermedio zoom 16-50 per fotografare i particolari dei ricci diadema, matita, melone.

Il banco si presenta con un’ottima visibilità, decisamente migliore della volta scorsa, dai 28 già si vede il fondale, con le meravigliose spugne genere Aplysina cavernicola, solita crescere in ambienti scuri come questo.

Non mancano gli scorfani che ho trovato di diverse dimensioni e stelle marine aggrovigliate tra le spugne…

Un bellissimo esemplare di Scorpaena porcus – Scorfano nero, si lascia fotografare sulle spugne…

Anfore con incrostazioni e le spugne attecchite fanno denotare che il sito è anche ricco di storia antica.

Non manca la caratteristica nota di biologia, questo esemplare di riccio matita: Stylocidaris affinis con pedicelli ambulacrali attaccato ad una spugna.

Anche i ricci diadema, più comuni non mancano…

A fine immersione incontro questo bellissimo esemplare di Umbraculum mentre si ciba della spugna, è praticamente arrampicato su di essa, avrei voluto fargli più foto per l’evento in se particolare, ma non c’era più tempo.