I Campi Flegrei

Il nome dei Campi flegrei deriva dal greco “flègo” quindi ardo, brucio, sono così nominati perché appartengono ad una vasta area che contiene diversi crateri vulcanici dislocati su molte località nella provincia di Napoli. Nel 2003 quest’area è stata istituita dalla Regione Campania, Parco regionale dei Campi Flegrei considerata ad alto rischio vulcanico monitorata costantemente dall’Osservatorio Vesuviano. Dal 2005 il suolo si è innalzato di 40 centimetri e dal 2012 il livello di criticità è passato da verde a giallo come zona altamente eruttiva.

I Vulcani del Campi Flegrei

Le località che fanno parte dei Campi Flegrei sono: Bacoli, Cuma, Monte di Procida, Baia, il Monte Nuovo, Capo Miseno, Pozzuoli, Bagnoli, Fuorigrotta, Pianura, Agnano, Pisani e Soccavo i Camaldoli e Posillipo. In queste zone ci sono importanti segni tangibili di natura vulcanica ma queste stesse città sono ricche di aree archeologiche risalenti all’epoca dell’impero romano (parliamo di circa 2000 anni fa) di paesaggi di valore naturalistico, di aree marine protette consistenti di biologia che nascondono città sommerse da un mare nostrum partenopeo ricco di vita, che con il tempo in certi tratti ha formato laghi e monti, di zone adempite in centri di benessere termali che attingono al fenomeno idrotermale nelle città di Baia, Agnano e Posillipo.

Solfatara

L’ area vulcanica pienamente attiva.

Il cuore della continua attività vulcanica è presente nel Golfo di Pozzuoli. La caldera ha un diametro di 12 km che nella città di Pozzuoli ha tante bocche eruttive dove tutt’ora ci sono alte manifestazioni gassose effusive detta “Solfatara”. Questa caldera è racchiusa tra la collina di Posillipo, quella dei Camaldoli e la città di Quarto che confinano con Pozzuoli. Parliamo del Vulcano Solfatara un’oasi naturalistica che racchiude il mitico ingresso agli inferi degli Antichi Romani che comprende:

  • La Bocca Grande dove una fumarola sotto forma di nube bianca sprigiona vapori sulfurei ad una temperatura di 160°;
  • Le stufe Antiche, hanno due ingressi a forma di volte sono dette l’una del Purgatorio e l’altra dell’Inferno, erano utilizzate come saune naturali e per inalazioni dei vapori sulfurei per la cura delle affezioni respiratorie;
  • La Fangaia alimentata da piccole fumarole e da acqua termale che ribolle tra fango naturale alla temperatura di 140° ottimo per la cura dei reumatismi.

Due grandi eruzioni si ricordano nell’area dei Campi Flegrei, l’Ignimbrite Campana e l’eruzione del Tufo Giallo Napoletano avvenute rispettivamente 39.000 anni fa e 15.000 anni fa.

L’Ignimbrite ha seppellito gran parte della Campania sotto una coltre di tufi, quelli che tutt’ora è possibile vedere su una vasta area delle coste Campane e anche sotto il livello del mare, in tutto il golfo di Napoli tra cui Posillipo, San Martino e Capodimonte. La collina di San Martino a bacoli  è una cupola lavica ricoperta da prodotti piroclastici.  Riguardo invece l’area sommersa le zone colpite da questo fenomeno sono il Banco di Pentapalummo e Banco di Miseno.

Il Tufo Giallo Napoletano nacque da tanti depositi di magma che colpirono sia la vasta zona dei Campi Flegrei fino a spingersi ai rilievi dell’ Appennino. L’eruzione del tufo fu accompagnata dalla formazione di una caldera che terminò con lo sprofondamento di un’area dei Campi Flegrei e della baia di Pozzuoli. Infatti oggi è possibile visitare il Parco Sommerso del Ninfeo nella località di Baia a pochi passi dal porto, a Punta Epitaffio è visibile in circa 6 metri d’acqua un’area costituita da statue, mosaici, marmi e colonne risalenti al I° secolo che mostrano tra l’altro, alcune stanze romane dell’ imperatore Claudio dove sono state rinvenute statue che sono custodite all’interno del Castello Aragonese di Baia.

L’ultima eruzione nel Campi Flegrei si è vissuta nel 1538 con la distruzione del villaggio medievale Tripergole e la nascita del Monte Nuovo che si trova nei pressi del Lago Lucrino. Questo monte è un vulcano ancora attivo ma considerato in stato di quiescenza fa parte di una delle decine di bocche della caldera.

Vista Golfo di Pozzuoli

Il Castello Aragonese

È il museo archeologico dei Campi Flegrei dispone di tre piani che ognuno di essi contiene tutti i resti dei ritrovamenti effettuati nell’area di Cuma, Rione Terra, Baia. Questo castello è stato costruito nel  1495 dagli Aragonesi su due crateri vulcanici chiamati Fondi di Baia, in un’importante posizione strategica costituito da tufo a picco sul mare, dove la vista predomina sul Golfo di Pozzuoli fino a Procida, Ischia e Cuma che consentiva di visionare le flotte nemiche in arrivo.

Macellum

Il bradisismo legato all’area archeologica sommersa

Questo fenomeno ha avuto il suo picco tra gli anni 70 e 80 durante i quali gli abitanti della zona di Pozzuoli in particolare, sono stati vittime di un fenomeno di sollevamento del suolo di circa3.5 metri. La zona visibilmente colpita è il mercato di epoca romana (Macellum) chiamato Tempio di Serapide il quale è riemerso dal mare ad un’altezza di 3,5 mt. Il bradisismo ha generato nel corso di decenni, innalzamenti e abbassamenti della crosta terreste, infatti il Porto Giulio – Portus Julius dedicato all’imperatore politico romano Caio Giulio Cesare è stato costruito nel 37 A.C. da Marco Vipsanio Agrippa, facendo penetrare il mare nei laghi per volere di Ottaviano, presso il Lago Lucrino e si estendeva fino al lago D’averno come base portuale. Quest’area attualmente risulta completamente sommersa, è stata riscoperta nel 1956 grazie alle foto scattate da un aereo guidato dal pilota e sub militare Raimondo Bucher. Porto Julius possedeva un molo costiero di 372 metri costituito da una lunga diga dove passava via Herculea che partiva da Punta Epitaffio fino a raggiungere il lago Lucrino attraverso passaggi sotterranei un esempio è la Grotta di Cocceio che tuttora parte dall’area archeologica di Cuma fino ad arrivare al Lago D’Averno.

Mosaici Sommersi                                                                                 Grotta di Cocceio

 

Il porto Julius, il Ninfeo Sommerso, Villa dei  Pisoni, Villa a Protiro, la secca delle fumose fanno parte del Parco Archeologico Sommerso di Baia a Bacoli, dove possiamo ammirare riproduzioni di statue, colonne romane, pavimenti in mosaici e marmi perfettamente conservati, alcune stanze romane costituite da opus reticulatum sono presenti lungo la costa di Miseno e sulla costa di mare a Marechiaro in Posillipo, peschiere romane sommerse sotto l’isolotto della Gaiola sono visibili nel Parco Archeologico del Pausilypon.

Pausilypon                                                                                                                 Gaiola

 

Ulisse                                                                                                   Tempio di Mercurio

                        

Un patrimonio culturale di archeologia

Tantissime sono le aree archeologiche presenti nei Campi Flegrei: il parco archeologico di Baia, gli scavi archeologici a Cuma, il Rione Terra a Pozzuoli, la tomba Agrippina nei pressi del molo Garibaldi a bacoli.

  • Il parco archeologico di Baia è stata la residenza dei grandi imperatori romani che costruirono ville ed edifici termali sul piccolo golfo di Baia. Visitando questo parco è possibile ammirare varie sezioni così suddivise;
    • Il tempio di Mercurio, Settore della Sosandra, Piccole terme, il Tempio di Diana, Villa dell’ Ambulatio, Settore di Venere;
  • Gli scavi archeologici di Cuma sono risalenti ai greci che hanno costruito intorno al 730 A. C. è possibile visitare:
    • L’antro della Sibilla, il tempio di Apollo, il Tempio di Giove e la Crypta romana;
  • Il Rione Terra non è altro che un settore urbanistico costituito sotto una rocca di tufo che si affaccia sul golfo di Pozzuoli, dove è possibile visitare degli edifici sotterranei di epoca romana sotto i palazzi settecenteschi fino a mostrare il Tempio di Augusto.
  • La tomba di Agrippina è sita a Bacoli di fronte al molo di Marina Grande costituita da resti di una costruzione di epoca imperiale nel quale si distingue la forma da un odeion in età augustea o Giulio- Claudio. Agrippina era la madre di Nerone.

I laghi dei Campi Flegrei

Sono quattro i laghi che fanno parte della storia antica e legati da leggende: Il Lago Lucrino, il lago Miseno, il Lago Fusaro ed infine il Lago d’Averno. Quest’ultimo si è formato circa 4000 anni fa gli fu dato questo nome derivante dal greco Aornon (privo di uccelli) è a tutti gli effetti un cratere vulcanico spento che veniva considerato dagli antichi romani l’ingresso agli inferi, evidenziato anche dal poeta Virgilio. Questo lago è caratterizzato da acque dolci, cupe e ferme il quale a volte sprigiona idrogeno di solforato dovuto all’attività delle fumarole che a contatto con il freddo secco fa condensare in superficie l’idrogeno sprigionando l’odore dello zolfo che per i pesci è anossico. Questo lago al centro raggiunge una profondità di circa 34 metri e sulle sponde è possibile ammirare una sala termale del tempio di Apollo.

Lago D’Averno

Non molto lontano c’è il lago di Lucrino un bacino naturale che con il tempo si è chiuso. Il suo nome deriva dal latino lucrum (lucro, guadagno) per gli allevamenti di pesci e ostriche che aveva installato il senatore romano Sergio Orata intorno al 90 a.C. A causa del bradisismo discendente che distrussero gli impianti, furono realizzate opere di restauro da Giulio Cesare e magnificate da Virgilio di sopra elevare l’istmo che separava il lago dal mare (via Herculea).

Il lago Fusaro si è formato con la chiusura del tratto di mare fra Torregaveta e Cuma il suo nome è dato dalla frazione a cui appartiene, nell’antichità veniva chiamato Acherusio e fu fatto costruire da Ferdinando IV di Borbone un casino di caccia e pesca realizzato da Vanvitelli. Attualmente la Casina Vanvitelliana è legata alla terraferma da un ponte ma inizialmente si poteva raggiungere solo con le barchette a remi.

Lago Fusaro Casina Vanvitelliana

Questo lago veniva utilizzato per la coltivazione di pesci e ostriche. Ad oggi si coltivano cozze e all’interno della Casina è possibile ammirare alcuni ritratti di personaggi illustri che hanno visitato questo posto. Opere di bonifica e ripristino di una delle tre foci è in atto in questo periodo che collega il mare di Cuma.

Vista Miseno

Il Lago Miseno si trova nel comune di Bacoli tra Monte di Procida e Capo Miseno ha una profondità media tra i 2 e i 4 metri. Ha una barriera sabbiosa che lo divide dal mare ma è comunque collegato ad esso da due foci sulla baia di Miseno e l’altra su Miliscola.

Il suo nome si deve a Miseno un trombettiere dell esercito troiano che trova la morte annegando tra i flutti. Enea (dall’Eneide di Virgilio) il memoria del suo compagno, decide di dargli degna sepoltura sotto al monte di Miseno, il promontorio di Capo Miseno. In epoca romana questa zona veniva usata per le riparazioni delle navi veniva chiamato Portus Misenum.


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